Mille miliardi di dollari. A tanto ammonterebbe, secondo stime del Fondo Monetario Internazionale, la perdita complessiva riportata dalle istituzioni finanziarie internazionali a seguito della crisi dei subprime americani. Ma la fase peggiore del credit crunch potrebbe non essere ancora arrivata, se è vero quanto scrive l'FMI nel Global Financial Stability Report pubblicato ad aprile, profettizzando "una seria crisi di fiducia che rischia di protrarsi per un lungo periodo".
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Inflazione, petrolio, costo delle materie prime e crisi della domanda fanno da sfondo al collasso del sistema bancario americano, che continua a spargere le sue tossine nei mercati finanziari di tutto il mondo, compreso quello europeo. Insomma, come ha dichiarato nei giorni scorsi anche Mario Draghi, in qualità di presidente del Financial Stability Forum, "la situazione critica sta proseguendo, ed è difficile dire quanto possa durare".
Tuttavia, a distanza di un anno esatto da quando i primi nefasti segnali della crisi fecero la propria comparsa, è tempo di fare un primo bilancio, anche sul fronte del risparmio gestito, a partire dai fondi. Quanto hanno reso quelli azionari, obbligazionari e bilanciati? Quali sono i migliori in termini di performance? E soprattutto, sono andati meglio i fondi comuni d'investimento "tradizionali" o quelli etici? Il primo confronto sull'Italia.
FONDI: IL PRIMO BILANCIO AD UN ANNO DALLA CRISI
L'Osservatorio finanza etica, in collaborazione con Morningstar, ha preso in esame i rendimenti medi realizzati dai fondi comuni d'investimento collocati in Italia, confrontandoli, per ciascuna tipologia di prodotto (azionari, obbligazionari, bilanciati) con la performance dei prodotti socialmente responsabili disponibili per il risparmiatore italiano.
Cosa è successo nell'annus horribilis dei mercati finanziari? I fondi comuni d'investimento italiani sono andati male: al 27 giugno 2008, gli azionari perdevano il 21,65% rispetto ad un anno prima, quando la crisi dei subprime iniziò a palesarsi in tutta la sua gravità. Prevale il segno meno anche nei rendimenti a sei mesi (-17,82%), tre mesi (-2,15%) ed un mese (-7,50%), a riprova che, almeno per quanto riguarda il comparto azionario, nelle ultime settimane la crisi è tornata ad aggravarsi. La performance ad un anno è negativa anche per i fondi bilanciati (-11,04%) e obbligazionari (-2,07%), e lo stesso vale per il rendimento a sei mesi (-9,14% i primi; -2,30% i secondi), tre mesi (rispettivamente, -2,02% e -1,13%) ed un mese (-3,82% i bilanciati, -1,23% gli obbligazionari).
Come sono andati, nel frattempo i fondi d'investimento socialmente responsabili? Complessivamente meglio, a cominciare dai FONDI BILANCIATI. Se consideriamo il rendimento ad 1 anno, 6 mesi, 3 mesi ed 1 mese, la performance media dei fondi bilanciati "etici" al 27 giugno del 2008 è sempre superiore rispetto alla media del comparto. Lo scarto più significativo si manifesta su un arco di tempo annuale o semestrale: nel primo caso, l'universo dei fondi bilanciati cede quasi il doppio rispetti ai prodotti "etici": -11,04 contro -6,29%, segno che i prodotti socialmente responsabile hanno retto meglio alla crisi finanziaria innescata dai subprime, anche se il rendimento resta negativo; nel secondo caso (6 mesi), i fondi socialmente responsabili perdono il 5,69% contro il 9,14% del comparto.
Considerando il rendimento a tre mesi, i valori tendono a convergere - i fondi che investono sia in azioni che in obbligazioni perdono mediamente il 2,02%, contro il 2,07 dei prodotti "etici", ma nell'ultimo mese la forbice è tornata ad allargarsi: nel complesso, i bilanciati cedono oltre un punto percentuale in più rispetto a quelli socialmente responsabili (- 3,82% i primi, -2,76% i secondi).
Considerazioni analoghe valgono a proposito dei FONDI OBBLIGAZIONARI: la crisi finanziaria ha colpito anche gli obbligazionari "etici", ma l'investimento socialmente responsabile è riuscito a "proteggere" meglio i risparmi degli investitori. Anche in questo caso, le differenze più significative si riscontrano ponendo a confronto l'orizzonte a sei mesi ed un anno, vale a dire quello contestuale allo scoppio e alla propagazione della crisi finanziaria internazionale originata dal collasso dei mutui subprime americani: mentre, nel complesso, gli obbligazionari perdono il 2,30% a sei mesi e il 2,07 ad un anno, quelli socialmente responsabili cedono l'1,05% a sei mesi, e difendono un + 0,19% sull'orizzonte di un anno. Solo in riferimento al rendimento trimestrale, i fondi obbligazionari etici hanno reso meno rispetto alla media di categoria (la differenza è di mezzo punto percentuale: - 1,64% gli etici contro il -1,13% dell'universo obbligazionario).
A livello internazionale il COMPARTO AZIONARIO è quello che ha subito maggiormente le ripercussioni della crisi subprime: secondo i dati riportati alcuni giorni fa dal Financial Times, l'indice azionario MSCI world equity ha ceduto l'11,7% rispetto alla fine del 2007, facendo registrare la peggiore performance di metà anno, dal 1982 a questa parte. Nel frattempo, in Europa, l'FTSE Eurofirst faceva segnare il peggior risultato dalla data della sua nascita, nel 1986, mentre altri due indici, l'FTSE 100 e l'S&P 500 sprofondavano rispettivamente sotto il 14,4% e il 12,5%, sfiorando i precedenti record negativi del 1994 e 2002. Lo scenario è tetro, e si ripercuote, come già visto, anche sui rendimenti dei fondi italiani; Nel caso dei prodotti azionari, l'investimento socialmente responsabile rispecchia, tendenzialmente, l'andamento del comparto, almeno sull'orizzonte di un anno, 6 mesi, tre mesi, ed un mese.
Secondo Morningstar, che per l'Osservatorio finanza etica ha calcolato il rendimento medio dei fondi comuni d'investimento collocati in Italia (i dati sono aggiornati al 27 giugno 2008), se la performance media del comparto azionario ad un anno è negativa (-21,65%), i prodotti socialmente responsabili cedono lo 0,75% in più (-22,40%). Gli azionari "etici" fanno meglio del comparto, invece, sia in riferimento ad un orizzonte semestrale (-17,34% i primi, - 17,82% il secondo) che mensile (-7,17% contro -7,50%), mentre sui tre mesi perdono lo 0,22% in più rispetto alla media di categoria (-2,37% contro -2,15). La domanda, a questo punto, è la seguente: per quale motivo i fondi azionari etici non hanno replicato i risultati emersi dal confronto sugli obbligazionari ed i bilanciati, i quali hanno performato meglio dei rispettivi comparti?
Una possibile interpretazione è questa: un certo numero di prodotti "etici" collocati in Italia risponde ad un approccio ormai "antiquato", che fa riferimento in modo preponderante ai criteri negativi, quelli che escludono determinati settori industriali (tipicamente: armi, alcool, tabacco, pornografia, ecc.) mentre l'analisi del gestore finisce spesso per trascurare i criteri positivi, che permettono, invece, di selezionare imprese o Stati caratterizzati da un buon profilo di responsabilità sociale ed ambientale: quali ripercussioni può avere la cosiddetta "Corporate Social Responsibility" sulla performance finanziaria? Si ritiene che quando un impresa quotata in borsa è in grado di offrire garanzie in merito alla tutela ambientale e sociale, al rispetto dei diritti umani e dei lavoratori, oppure adotta criteri di trasparenza nella gestione aziendale e nella remunerazione dei manager, e, ancora, intrattiene un rapporto di dialogo costruttivo con gli azionisti, tutto questo possa indicare uno stato di "buona salute" dell'impresa; e, rappresenti, quindi, un indizio verosimile che, nel lungo periodo, quella azienda avrà una maggiore stabilità, sarà in grado di amplificare la propria capacità di generare valore e quindi otterrà una migliore performance finanziaria, soprattutto sul lungo termine.
E veniamo alla domanda iniziale. Perché nel caso del comparto azionario i fondi etici non hanno fatto meglio rispetto alla media di categoria? Forse perché quella complessa e rigorosa analisi che permette di individuare le imprese "socially responsible" e che proprio nell'esame della compagine azionaria può incidere maggiormente ed avere ripercussioni più significative, in alcuni casi è venuta a mancare. Non è un caso, forse, che dei 16 fondi azionari etici collocati in Italia, soltanto tre (Credit Suisse Equity Fund Future Energy, Valori Responsabili Azionario e Dexia Eqs Sustainable Green Planet) abbiano un'esposizione nulla, o pressoché nulla, sui titoli finanziari (ovvero quelli che negli ultimi mesi sono stati maggiormente colpiti dalla crisi subprime); non è un caso che di questi tre fondi, due (Credit Suisse Equity Fund (Lux) Future Energy e Valori Responsabili Azionario) abbiano registrato una performance ad un anno nettamente superiore rispetto alla media del comparto, rispettivamente -3,92 e -15,90%. E non è un caso neppure che, per contro, tutti gli altri fondi azionari etici disponibili per il risparmiatore italiano siano esposti su titoli finanziari in percentuali molto elevate, che vanno dal 18,45% al 42,51% del portafoglio.
In conclusione. Può darsi che proprio un'analisi più attenta relativa alla responsabilità sociale delle imprese in portafoglio abbia indotto i fondi azionari etici più "virtuosi" ad escludere i titoli bancari e finanziari dal portafoglio (per inciso: il 14 settembre del 2007, in piena crisi, il gestore di fondi Valori Responsabili di Etica Sgr poteva scrivere: "I fondi Valori Responsabili non investono direttamente, nè indirettamente, in prodotti finanziari aventi come attività sottostante i mutui statunitensi cosiddetti subprime o ad essi facenti riferimento"). Parimenti, proprio la mancanza di un esame "raffinato" del portafoglio titoli, negli altri casi, potrebbe spiegare perché, mediamente, i fondi azionari etici hanno reso quanto quelli "non etici".
CONTINUA
1) Subprime: come sono andati i fondi nell'anno della crisi
2) Fondi, quelli etici e quelli no. I migliori ad un anno dalla crisi
3) Sotto la lente: portafogli a confronto


