Tra tassi di interesse e fondi di garanzia si rischia di dimenticare che dietro ai numeri ci sono le storie, le vite di centinaia di persone a cui è offerta un'opportunità.
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Claudio fa l'artigiano e grazie ai 5000 euro del microfinanziamento concesso da Banca Etica nell'ambito del progetto Barnaba è uscito dal tunnel del lavoro nero ed ha aperto un piccolo negozio di tappezzeria.
Con il prestito di 4000 euro erogato da Banca Etica, invece, Fouad, un immigrato tunisino che fa l'operaio a Mazzara del Vallo, ha acquistato i mobili per la casa.
Storicamente, i primi progetti nascono nei Paesi in via di sviluppo e anche oggi, gran parte dei flussi di microcredito, investe persone che vivono in condizioni di povertà nei Paesi dell'Africa, dell'Asia e dell'America Latina.
"Come Etimos" racconta la dott.ssa Foschi, "ci proponiamo di finanziare quei microimprenditori, impegnati in piccole attività economiche, spesso di tipo informale e non strutturate, che non hanno accesso al credito nel loro Paese". Nel sud e nell'Est del mondo, il target è rappresentato, infatti, da tutte quelle persone che operano nel vasto bacino dell' "economia informale"come piccolo commerciante, artigiano o contadino: si tratta, nella maggior parte dei casi, di microimprese famigliari il cui obiettivo principale è procurarsi quanto necessario per la sopravvivenza: l'alimentazione, la casa, l'assistenza sanitaria, l'istruzione dei figli.
È chiaro che non si parla di grossi prestiti; ma finanziare l'acquisto di un macchinario, o, magari, di alcuni capi di bestiame, spesso è quanto basta per strappare queste persone alla precarietà, per rendere più solida un'attività altrimenti insufficiente a garantire l'autosussistenza familiare.
Parlando di Paesi in via di sviluppo, però, è necessario distinguere tra contesti rurali e urbani: se nei primi il Microcredito si è rivelato uno strumento efficace di lotta alla povertà, in molte aree urbane poverissime i progetti di microfinanza sono andati in contro ad un mezzo fallimento: "per il microcredito è ancor presto in queste zone" rileva padre Alex Zanotelli, missionario comboniano che ha trascorso molto tempo nelle baraccopoli di Nairobi: in contesti dove è a rischio la sopravvivenza stessa di molte famiglie, racconta padre Alex, i progetti di microcredito hanno sperimentato alcune difficoltà nella restituzione dei crediti. "Questo significa che il modello di Yunus va adattato agli specifici contesti in cui va ad inserirsi".
Detto questo, se è vero che il microcredito nasce come strumento di sostegno economico nei Paesi in via di sviluppo, oggi tende a raggiungere, in misura crescente, anche chi vive nelle ricche città dei paesi industrializzati. "innanzitutto gli immigrati, che, per problemi di "stanzialità"recente, non hanno garanzie patrimoniali da esibire alle banche per avviare una nuova attività produttiva ", spiega Marta Marsilio, docente di economia presso l'università Bocconi.
"Poi donne, studenti (ma in questo caso si parla, più che altro, del prestito d'onore), e soggetti che, pur avendo un potenziale per lo sviluppo di un'attività imprenditoriale, provengono da situazioni di marginalità legate a problemi di droga o carcerazione". Come Giuseppe che, dopo aver scontato una pena detentiva è diventato venditore ambulante e solo grazie al progetto Barnaba ha potuto ricevere un prestito di 2500 euro: una piccola somma che gli ha permesso di acquistare un mezzo di trasporto per la merce e una stufa a gas per esercitare l'attività durante l'inverno.
Poi ci sono quelli che la stampa definisce "equilibristi", aggiunge Roberto Innocenti, DG di Microcredito di Solidarietà: persone che si mantengono faticosamente al di sopra della soglia della povertà, e alle quali basta un piccolo guaio per andare in crisi. Si può trattare di chi ha perso il lavoro, del pensionato che non riesce più a pagare l'affitto, oppure di chi, come Lucia, impiegata a Mazzara del Vallo, ha chiesto e ottenuto da Banca Etica un prestito di 5.000 euro per pagare le spese sanitarie necessarie alle cure del marito malato.
Sono i "nuovi poveri"che abitano le nostre città. Ma il microcredito si propone, soprattutto, di favorire l'inserimento nel mondo del lavoro di giovani, immigrati e imprenditrici che vogliono sviluppare un proprio progetto d'impresa: È così che, grazie a Micro.bo, Mohamed ha aperto una pizzeria a Bologna e Stefano ha potuto avviare una piccola agenzia di trasporti.
INDICE COMPLETO DEGLI ARTICOLI
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Piccoli prestiti con un significato grande
Firenze capitale italiana del microcredito
A Pordenone e Vicenza ci pensa la Caritas
Il Comune in prima linea
Anche le Fondazioni sono protagoniste
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I protagonisti: c'è anche la banca commerciale
Banche, Fondazioni, amministrazioni locali: l'unione fa la forza
Come fare microcredito guadagnandoci
Il Microcredito cresce. Ma si può fare di più
Progetto Come. Microcredito solo agli extracomunitari
Senapa: anche al Sud partono i primi progetti
SCHEDE
Cos'è il microcredito. I numeri
Le Mag: pioniere del microcredito in Italia
Il microcredito e le donne
Banca Etica: in un anno 1500 progetti di microcredito
Le società di investimento: l'esperienza di Cresud


