Mentre la tempesta imperversa sui mercati, alimentando i noti fallimenti e gli altrettanto noti salvataggi "eccellenti" delle ultime settimane. Mentre alcuni colossi della finanza Europea iniziano a sgretolarsi e in Italia l'industria del risparmio gestito vive una crisi senza precedenti, sul fronte della finanza sostenibile si apre uno spiraglio.
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Secondo l'indagine sugli investimenti sostenibili e responsabili in Europa realizzata da Eurosif, European Social Investment Forum, un gruppo pan-europeo che comprende fondi pensione, fornitori di servizi finanziari, centri di ricerca e ONG, il mercato europeo del Sustainable and Responsible Investment ha raggiunto i 2.665 miliardi di euro, con una crescita del 102% in due anni, e oggi rappresenta il 17,6% del patrimonio gestito nel vecchio continente. Come dire che quasi 18 euro su 100 vengono investiti secondo criteri di responsabilità sociale e ambientale.
"Le dimensioni dell'SRI in Europa sono ormai tali da smentire chi lo riteneva destinato a rimanere un fenomeno di nicchia", ha dichiarato Davide Dal Maso, Segretario Generale del Forum per la Finanza Sostenibile, l'associazione italiana senza scopo di lucro che promuove la cultura della responsabilità sociale d'impresa nella pratica degli investimenti finanziari. "Non è solo una moda: anche gli operatori più tradizionali hanno compreso che siamo di fronte ad un vero cambiamento di prospettiva nel modo di intendere l'economia".
La novità del 2008 è rappresentata dai fondi "tematici", quelli che individuano trend di cambiamento legati alle dinamiche ambientali e/o sociali (il caso tipico è quello delle energie rinnovabili) ed investono nelle imprese che sembrano destinate a trarne beneficio. Secondo quanto emerge dallo studio presentato ieri a Parigi, i fondi focalizzati su temi come l'acqua, il cambiamento climatico, le energie rinnovabili, eco-efficienza salute e nutrizione sono moltiplicati rispetto al 2006. Il fenomeno sta prendendo piede anche in Italia, dove i fondi tematici, introdotti solo di recente, hanno realizzato buoni risultati in termini di ritorni, raggiungendo €1,5 miliardi di assets gestiti. Nel 2007, 7 nuovi fondi specializzati in energia rinnovabile e relative tecnologie hanno investito circa 70 milioni di euro, con l'obiettivo di cogliere le nuove opportunità d'investimento generate in un contesto europeo di innovazione tecnologica, creazione di nuovi mercati attraverso una regolamentazione governativa che premia attività sostenibili (come nel mercato delle emissioni di CO2), l'aumentare della spesa per la salute, sia da parte del governo che dei consumatori.
Il sistema europeo dell'investimento sostenibile appare, comunque, piuttosto eterogeneo: se infatti Austria, Germania e Norvegia prediligono un approccio più articolato e complesso alla finanza sostenibile (core SRI), nella maggior parte dei Paesi - Regno Unito, Belgio, Olanda, Finlandia, ma anche Francia, Danimarca e Spagna - tende a prevalere la componente broad, che utilizza strategie di screening più semplici ottenute utilizzando al massimo 2 criteri negativi, oppure ricorrendo all'azionariato attivo. Non solo. Mentre per quanto riguarda il core SRI, Germania, Francia e Svizzera mostrano la crescita più rapida, UK e Olanda vantano la fetta di mercato più ampia.
E l'Italia? Nella Penisola, l'SRI rappresenta ancora una piccola porzione del totale degli assets gestiti. "Secondo i nostri calcoli", si legge nel comunicato diramato da Eurosif, "il core SRI raggiunge circa 3,4 miliardi di euro, cioè lo 0,32% del totale Asset Under Management (patrimonio gestito, ndr)". Una fetta ancora molto minoritaria che, tuttavia, rispetto all'ultima ricerca condotta nel 2006, ha manifestato un tasso di crescita interessante, pari al 23%. Ancora meglio ha fatto la componente broad che, partendo dagli 0,009 miliardi del 2005 ha raggiunto un patrimonio di 240 miliardi di euro nel 2007.
"Questo dato è frutto di una strategia di screening negativo semplice adottato da uno degli investitori istituzionali italiani, Assicurazioni Generali che", chiarisce Dal Maso, "dopo aver considerato l'impatto etico dei suoi investimenti, ha deciso di investire il capitale gestito da tutte le società del Gruppo seguendo le linee guida adottate dal fondo pensione del Governo norvegese".
Il mercato italiano presenta alcune ulteriori peculiarità. "l'SRI nel nostro Paese è per oltre il 90% un mercato retail; nel resto d'Europa le percentuali sono opposte. Questo perché da noi l'investimento istituzionale è ancora sottodimensionato e occorre incoraggiarlo", osserva Fabio Galli, Direttore Generale di Assogestioni. Ma il problema della diffusione dell' SRI riguarda anche il mercato retail. L'impressione, infatti, è che molti risparmiatori italiani non abbiano mai sentito parlare di fondi socialmente responsabili e questo contribuisce a spiegare perché il nostro mercato stenti a decollare. A tal proposito Giuseppe Zadra, direttore generale dell'Abi, ha dichiarato: "il compito più urgente del sistema bancario è quello di attivare opportunamente le proprie reti per formare investitori più consapevoli". Ma è necessario che alla dichiarazioni di intenti segua un impegno concreto da parte del sistema bancario italiano per favorire la crescita dell'investimento socialmente responsabile; perché se nell'industria del risparmio gestito fino ad oggi non si è dato sufficiente spazio al segmento SRI, la responsabilità è anche e soprattutto delle banche, che in Italia rappresentano la principale rete distributiva dei prodotti d'investimento.
Lo studio di Eurosif focalizza, infine, il tema dell'azionariato attivo. Da noi è ancora un fenomeno di nicchia "a causa del restringersi del numero delle masse, dell'esercizio attivo del diritto di voto da parte dei gestori italiani relativamente recente e della mancanza di grandi gestori indipendenti. Tuttavia", si sottolinea nel documento, "una recente regolamentazione, emanata congiuntamente dalla Banca d'Italia e dalla Consob, incoraggia a definire ed implementare coerenti politiche di voto e strategie negli interessi degli investitori".
Tra le Società di gestione del risparmio italiane, Etica Sgr è quella più attiva su questo fronte: nella prima metà del 2008, ha partecipato alle assemblee di Indesit Company e Sabaf e votato all'assemblea delle società Swisscom ed Eli Lilly. BNP Paribas Asset Management sta avviando un confronto con ENI e Lufthansa, Aviva Investors lo ha fatto nei confronti di società come First Group, Misys, GSK mentre Dexia AM ha partecipato ad oltre 100 assemblee degli azionisti delle società quotate (nel 2007), esercitando il proprio diritto di voto in oltre 1040 risoluzioni.
Le prospettive di crescite dell'SRI restano legate, comunque, soprattutto alla realtà dei fondi pensione: questi stanno muovendo i primi passi di un processo che, secondo Eurosif, produrrà risultati positivi nel medio termine. "Anche nei fondi pensione italiani", conclude Maurizio Agazzi, Segretario Generale di Assofondipensione, "vi è una crescente sensibilità verso l'approccio SRI. La nostra previdenza complementare è ancora relativamente giovane e, pur in presenza di alcune interessanti iniziative in alcuni fondi negoziali, credo opportuno darle il tempo di consolidarsi progressivamente".


